Michelle Hunziker: “Ecco perché creo dipendenza”

Di notte torna sempre a casa dalle sue figlie, ad Aurora manda decine di sms, col marito divide tutto a metà e la tata perfetta ancora non l’ha trovata. Michelle Hunziker racconta al settimanale Grazia il suo universo famigliare e confessa: “Creo dipendenza. Tomaso sostiene che quando non ci sono io le bambine frignano, i cani non mangiano, tutti vogliono la mamma”.

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“Non riesco mai a trovare la tata giusta. Vorrei che fosse una specie di Mary Poppins: intelligente, stimolante, sportiva, capace di cantare, di far ridere, di far felici le bambine. Ma anche molto pulita, se possibile bellina, allegra, discreta, molto ordinata… Dice che mi sto allargando?” racconta Michelle. Anche nei confronti della figlia più grande è sempre presente: “Mi sveglio la mattina e il mio primo pensiero è: Aurora! Vado a letto la sera e mi dico: Aurora? So che sta bene, che è innamorata e felice. Ma insomma, sa com’è, no?Ci mandiamo decine di messaggi” continua la Hunziker.
Lavora tanto, ma alle bambine ha promesso di essere a casa tutte le notti: “Sempre. Da quando è nata Aurora ho scelto solo contratti che mi consentissero di non mollarla mai. E così faccio con le piccole. Io lavoro moltissimo in Germania e mi capita di alzarmi alle 4 del mattino per prendere un aereo. Vado, lavoro e acchiappo un volo serale per tornare. Se non riesco, perché è tardi, mi faccio il regalo di noleggiare un aereo privato. Un lusso vero. Perché io devo tornare a casa. Anche solo per due ore, ma devo”. E, aggiunge, lo fa soprattutto per sé: “Sono io che ho bisogno di loro. E’ a casa che mi ricarico davvero”.
E con Tomaso patti chiari sin da subito: “Lui con la sua azienda, io con la mia carriera. Ma è stato subito chiaro che avremmo fatto a metà: su tutto, sempre. Poi se lui vuole regalare un viaggio, io sono felice. E poi, se voglio, ricambio”. C’è pure un’ossessione che non ti aspetti: “Considero la mia casa un tempio. Deve essere sterile, pulita, profumata. Chi entra deve togliersi le scarpe”.

“Slip in mostra e stivali aperti, sembra uno stupro” Ira social per la pubblicità di un’azienda di scarpe

Una giovane donna giace sull’asfalto in una posa contorta, le zip degli stivaletti abbassate, i jeans semicalati sul bacino come se fosse priva di sensi dopo aver subito uno stupro. L’immagine pubblicitaria realizzata dalla ditta Eredi Corazza di Frascati, rivenditori di pelletteria per donna, postata sia sul loro sito che sulla pagina Facebook, sta scandalizzando migliaia di utenti del social network che dal 1° agosto, data della pubblicazione, ne tempestano la bacheca di insulti.

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«Pubblicizzazione dello stupro e femminicidio: oggi un’altra donna è morta, dopo atroci sofferenze. È la 75esima del 2016. VERGOGNA!!!!», scrive Chiara, un’utente di Facebook inferocita riferendosi a Vania Vannucchi, la 46enne arsa viva da Pasquale Russo. «Cambiate pubblicitario tipo ieri. Prendetene uno che abbia letto un libro di marketing oltre al capitolo che comincia con “sex sells”. E che magari non odi le donne» commenta l’utente Pietro Mazzarol. «Non è solo sessismo, qui si tratta di normalizzazione della violenza e sfruttamento della violenza. L’aberrazione assoluta si unisce all’aberrazione del marketing. Segnalare non so quanto conti, ma proviamo», invita un’altra.Persino la Ixos, azienda produttrice degli stivaletti, l’oggetto che l’immagine intende promuovere, fa distinguo: «L’azienda IXOS prende con forza le distanze dalla pubblicazione delle foto in questione», si legge fra i commenti postati sotto la foto, «Premettendo che chi ha pubblicato tale scatto lo ha fatto in totale autonomia decisionale e che non ha interpellato l’Azienda né prima né a pubblicazione avvenuta (…) Ixos non intende assolutamente dare forza o importanza a quanto possa evocare tale messaggio visivo, dissociazione che nasce sia per non conformità con la linea comunicativa aziendale, sia per l’esplicita connotazione violenta o in ogni caso poco attinente al prodotto».  Un commento che per ora è il più diplomatico. Ma a tre giorni dal post, le abbondanti segnalazioni agli admin del social network non stanno ottenendo alcun risultato (la risposta è la solita: “non viola i nostri standard”) e pare che il putiferio non disturbi i titolari della Eredi Corazza. Forse perché sono già in ferie e incuranti di quello che accade. O forse perché il loro obiettivo era proprio quello: far parlare di sé attraverso un tipo di marketing disturbante ispirato, alla bell’e meglio, alla già discutibile moda heroin chic degli anni ’90, che molti indicano fra le cause del boom dell’anoressia. Saranno però le vendite a dire se ha funzionato o no.