Melania Trump batte gli stilisti detrattori

Tra le polemiche seguite all’elezione del presidente americano Donald Trump, c’è quella relativa all’abbigliamento della First Lady Melania Trump: l’ultima puntata l’ha scritta, forse involontariamente, Stefano Gabbana, a colpi di “Made in Italy”.
Sul proprio profilo Instagram, lo stilista di Dolce & Gabbana ha postato un ringraziamento pubblico a Melania Trump, per aver indossato un loro abito in occasione del Capodanno in Florida.

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Apriti cielo! Una marea incontrollabile di commenti è piovuta sul post, cui sono seguiti articoli sui giornali stranieri. Ciò che in Italia può sembrare solo un semplice e furbo ringraziamento, ha assunto le vesti di un endorsement politico, con tanto di ipotesi di scelta in occasione della cerimonia per il mandato presidenziale del marito.
Il perché di questo clamore mediatico va ricercato nel fatto che moltissimi stilisti hanno dichiarato di non voler vestire la nuova First Lady. Un’opposizione sostenuta a suon di interviste e pubbliche prese di posizione .
La più agguerrita sostenitrice del boicottaggio di Melania Trump è senza dubbio Sophie Theallet, stilista francese che ha vestito numerose volte in passato Michelle Obama: con una lettera sui social network ha esposto la propria posizione, basata sull’inaccettabilità delle frasi razziste del neopresidente, per lei che è un’immigrata.
Se la clintoniana Diane von Furstenberg aveva esortato il Concilio della Moda Americana ad “abbracciare la diversità, avere ampie vedute”, la lista degli “anti Melania” è davvero lunga: Marc Jacobs, Derek Lam, Tom Ford, Phillip Lim, Carol Lim e Humberto Leon di Kenzo. Tutti convinti che la linea politica di Donad Trump sia incompatibile con i loro valori.
Insomma il guardaroba di Melania Trump continua a far notizia.
A spegnere in qualche modo il fuoco ci pensa la first lady stessa: la miliardaria ed ex top model Melania Trump acquista da sola gli abiti che indossa, senza dover chiedere favori a nessuno. Basta aprire il portafoglio.
Ha scelto e comprato personalmente il tubino nero da 3 mila euro di Dolce & Gabbana di questo Capodanno, la camicia pussy-bow Gucci da 800 euro del secondo dibattito Trump-Clinton, la tuta nera Ralph Lauren da 1.700 euro del terzo dibattito, l’abito bianco Roksanda da 1.900 euro del proprio discorso e probabilmente così farà per tutto il mandato presidenziale del marito. In buona pace dei suoi detrattori.

Vento monello… Malia Obama in mutande!

La folata di vento che alza maliziosamente il vestito sulla scaletta dell’aereo è il più classico degli incidenti fashion.
Questa volta è toccato a Malia Obama, all’arrivo a Madrid a bordo dell’Air Force One insieme a mamma Michelle, alla sorella Sasha e alla nonna Marian.

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Chi vi ricorda Malia? Kate Middleton, ovviamente! Sulla carta è ancora solo duchessa ma in quanto a gonne alzate, in aeroporto e non, Catherine è già stata ampiamente promossa al ruolo di regina.
Tornando alla figlia del presidente degli Stati Uniti, Malia Obama deve aver selezionato il suo outfit senza pensare troppo alla brezza spagnola.
Giovane e ingenua, l’abito a vestaglia verde con righe bianche, scollo a v e maniche lunghe di Nasty Gal le deve essere sembrato appropriato per il volo che dal Marocco l’ha portata in Spagna. Ma ecco che, appena è sbarcata in Europa, il vento malandrino ha iniziato a soffiare, costringendo Malia Obama a coprirsi alla bell’e meglio con la mano.
Il danno però ormai è fatto, i fotografi hanno scattato e così le immagini delle lunghe gambe nude e un accenno di slip lilla della First Daughter hanno fatto il giro del mondo.
Non è andata bene nemmeno a Michelle Obama, che si è trovata nella stessa situazione della figlia maggiore. Mal comune…paparazzi contenti!