Asia Nucciatelli: “Usano la chirurgia per somigliarmi. Sono fidanzata con Wayne”

ROMA – Ho incontrato persone che hanno iniziato a rifarsi chirurgicamente per assomigliarmi, persone che conoscevo”, Asia Nucciatelli si confessa ai microfoni di “Non succederà più”, condotto da Giada De Micheli su “Radio Radio”, e risponde alle critiche social che l’hanno accusato di aver esagerato con i ritocchini: “Quando si va così oltre non mi fa piacere – ha fatto sapere – Penso che tu abbia un problema e devi andare a farti curare”.

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Contro di lei la rete però non è stata gentile: “Ho dovuto disattivare i commenti. Molti commentavano strabene, c’erano poi gli haters che superavano il limite, coinvolgendo me e la mia famiglia”.
Vera la relazione con Wayne, rapper della Dark Polo Gang: “Con Gianmarco Valenza non c’è stato nulla. Ci sentivamo, ma non mi è scattato nulla. Sono fidanzata con Umberto ma non mi piace tanto parlarne perché me ne hanno dette di tutti i colori. La vita privata è un pochino più delicata, quindi tengo a tenerla per me. In questo periodo sto bene, sono felicissima”.

Asia Nuccetelli e i presunti “ritocchini”: “Ho lavorato sul mio aspetto fisico, ora mi sento bella”

ROMA – Asia Nuccetelli torna a far parlare di sé. Dopo la bufera social che l’ha travolta per gli interventi estetici ai quali si sarebbe sottoposta, la figlia di Antonella Mosetti ha risposto alle critiche in un’intervista a Gente, nella quale rivela: “Oggi sono una giovane donna nuova, fuori e dentro. Ho lavorato su me stessa e il mio aspetto fisico: ora sono finalmente sicura. E mi sento bella”.

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Come riporta il sito ilGiornale, l’ex concorrente del Grande Fratello Vip nell’intervista ha parlato a cuore aperto anche di un dramma con cui ha convissuto durante l’infanzia: “Da piccolina sono stata tanto tempo in ospedale. Soffrivo di epilessia. Non potevo stare in ambienti con luci sparate, psichedeliche, con rumori forti, dovevo guardare la tv con occhialini dalle lenti blu. Ero monitorata costantemente e prendevo 100 gocce al mattino e 100 la sera per evitare attacchi epilettici”.
Poi il lieto fine: “A 12 anni, all’improvviso, da una Tac è emerso che ero guarita. Se Dio mi ha salvato da quel male vuol dire che, nella vita, mi ha destinato a qualcosa di bello”.