10 abiti che hanno fatto la storia del cinema

Con la morte di Carrie Fisher, le immagini della Principessa Leila in bikini metallico sono tornate alla ribalta prepotentemente, a ribadire l’importanza dei costumi di scena.

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Ci sono abiti che hanno fatto la storia del cinema, diventando memorabili insieme alle scene in cui sono stati indossati. Abiti che sono divenuti il simbolo di un’epoca, di un film o di un attore.
Volete fare un tuffo nel passato? Ecco, in ordine cronologico, i 10 vestiti che hanno fatto la storia del cinema:

1 Vestito verde di Vivien Leigh in Via col Vento (1939)
In velluto verde, sontuoso e regale, realizzato con le tende della tenuta, simbolo di una Rossella O’Hara caparbia, che non si arrende.

2 Abito nero di Rita Hayworth in Gilda (1946)
Accessoriato di guanti lunghi e sigaretta con bocchino, è il vestito del celebre striptease di Gilda: simbolo di sensualità per un’epoca intera. Anni dopo, servì d’ispirazione per il celebre abito rosso di Jessica Rabbit in Chi ha incastrato Roger Rabbit.

3 Abito bianco di Marilyn Monroe in Quando la moglie è in vacanza (1955)
Un vestito che fa parte dell’immaginario collettivo: la gonna plissettata che si solleva sulle grate della metropolitana è l’icona stessa di Marilyn Monroe e della commedia americana anni 50. Fu disegnato dal costumista William Travilla.

4 Tubino nero di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany (1961)
L’abito perfetto, sinonimo di eleganza. Il vestito Givenchy di questo film considerato uno degli abiti più influenti nella storia dell’abbigliamento, accessoriato con la collana di perle, ha consacrato ai posteri l’immagine dell’attrice.

5 Bikini di Ursula Andress in Agente 007 – Licenza di uccidere (1962)
Un semplicissimo due pezzi, composto da un reggiseno intimo bianco abbinato a uno slip con cintura e fibbia dorata. Si narra che dopo la sua apparizione sugli schermi le vendite dei bikini salirono vertiginosamente. Anni dopo un’altra Bond girl, Halle Berry, indossò la versione arancione del celeberrimo costume.

6 Abito bianco di Claudia Cardinale in Il Gattopardo (1963)
Milioni di ragazze sognarono di possederlo, questo vestito con spalle a vista e ampissima gonna, indossato per la scena del ballo di Angelica Sedara. Con questa creazione in organza bianca il costumista Piero Tosi ebbe una nomination agli Oscar per il miglior costume.

7 Minidress verde di Jane Fonda in Barbarella (1968)
Il bustino metallizzato, decorato con pietre rettangolari, così come gli altri costumi del film, realizzati da Paco Rabanne divennero il simbolo della moda spaziale e futurista di quel periodo. Plexiglass e plastica entrarono prepotentemente nel mondo dell’abbigliamento come sinonimo di modernità.

8 Bikini di Carrie Fisher in Star Wars: Il ritorno dello Jedi (1983)
Ideato dalla costumista Aggie Guerard Rodgers prendendo spunto da fumetti fantasy-erotici, il costume da schiava, in rame e tessuto, aveva suscitato delle perplessità nell’attrice, preoccupata di apparire troppo sottomessa. E invece trasformò la Principessa Leila in un sex symbol.

9 Abito bianco e blu di Julia Roberts in Pretty Woman (1990)
La più bella e amata prostituta della storia del cinema ha indossato questo “vestitaccio” con oblò metallico e stivaloni in lattice per conquistare Richard Gere. Anche gli altri costumi del film sono entrati nella storia, in particolare l’abito da sera rosso indossato da Vivian a teatro e il vestito marrone a pois, scelto per la partita di polo.

10 Abito bianco di Sharon Stone in Basic Instinct (1992)
Una delle scene più trasgressive della storia del cinema è legata a questo vestito corto e senza maniche della costumista Ellen Mirojnick. L’attrice ancora sconosciuta, durante l’interrogatorio della polizia, accavallava le gambe rivelando l’assenza di biancheria intima: pare che il regista le avesse assicurato che non si sarebbe visto niente.

Il bikini compie 70 anni: ecco come è nato il costume da bagno più sexy

Il bikini compie settanta anni, ma non li “dimostra”. Il costume da bagno, infatti, resta il capo d’abbigliamento più popolare per le donne in riva al mare. Il compleanno è domani cinque luglio. Come dimenticare la scena cult in cui una splendida bond girl Ursula Andress esce dall’acqua indossando un costume molto succinto? Il bikini nel 1962 non era ancora così diffuso e sin dalla nascita aveva dato scandalo, ma di lì a poco sarebbe stato amato da tutte le donne.

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L’invenzione del due pezzi arriva nel 1946 creata da Louis Reard che lo paragonò per importanza alla bomba atomica che pochi giorni prima era stata testata dagli americani nell’atollo di Bikini (da qui il nome).Louis dovette chiamare una spogliarellista a indossarlo durante la presentazione. Il costume da bagno nei primi anni del Novecento era una tunica abbinata a un paio di pantaloni attillati che gradualmente, con il passare del tempo, lasciarono scoprire gambe e braccia.

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Nel corso degli anni le donne iniziarono a sperimentare anche altri modelli: pantaloncini più corti e scollature più ampie sulla schiena. Più si andava avanti, più le misure si riducevano e negli anni ’20 le signorine da spiaggia iniziarono ad esibire le gambe! Molto si deve all’influenza internazionale di Hollywood che rese i costumi meno castigati. Proprio nel 1920 la stilista Coco Chanel lanciò per il popolo femminile i pantaloncini sopra al ginocchio e décolleté bene in vista, non solo un’evoluzione nel mondo della moda ma anche un invito ad abbronzarsi, cosa fino a questo momento poco apprezzata. Più elastici e definitivamente più corti i costumi da bagno degli anni ’30 che, ancora lontani dallo stile minimal e moderno, lasciavano intravedere uno spiraglio di luce.
Nel 1946 il costume due pezzi ha dato vita a una nuova moda, concedendo finalmente alle donne la libertà di poter mettere in mostra il proprio fisico, le proprie curve e anche le proprie imperfezioni.